La relazione con l’altro… come una danza relazionale

L’incontro con l’altro… come una danza relazionale 

“La relazione con l’altro”: per descrivere il tipo di relazione terapeuta/paziente possiamo prendere come metafora la danza ovvero: “il terapeuta si può concentrare sulla specificità del paziente muovendosi allo stesso ritmo, ballando con lui una danza che il paziente conduce e a cui si adatta…” (Quattrini, P., 2009). La relazione con l’altro, soprattutto l’incontro d’amore con l’altro, la si può vedere come una danza tra due ballerini dove se uno dei due conduce l’altro comunque si fa portare, e dove è importante “accorgersi dell’altro per muoversi in sintonia“. la relazioneIn una coppia stabile riconosciamo e prevediamo i passi come avvicinarsi l’uno all’altro per poi allontanarsi e l’ideale sarebbe che i ruoli si scambiassero, che chi è fuggiasco la volta successiva insegua. Da questa metafora è chiaro che ogni relazione ci dimostra che ciascuno ha la propria responsabilità, che lo voglia o no, anche stando fermo e tacendo, ciascuno compie i propri passi di danza. I giochi relazionali emergono, quindi, dall’unione tra due persone e dall’incontro tra le loro esperienze di vita, due realtà che si uniscono e che sono in continuo movimento. Le persone che entrano in relazione si portano dietro il proprio bagaglio culturale dell’infanzia, i valori della famiglia e del gruppo di appartenenza, una rete di relazioni, e abitudini più o meno consapevoli. Nell’incontro con l’altro ogni partner porta con sé un proprio mondo ricco di bisogni, aspettative, modelli che in diversi momenti dell’esistenza emergono in figura, chiedendo un ascolto particolare. Si incontrano due universi che nel dar vita ad una coppia danno vita ad una nuova Gestalt con un sistema di relazioni e di regole proprie (Ravenna, A., 2013). Dunque da ogni incontro derivano esigenze esplicite e non, razionali e inconsapevoli, che possono dare origine a un incontro fruttuoso e piacevole e, allo stesso tempo, molto tormentato e difficile. Molto spesso nella coppia, come nella vita, le tante sofferenze che le persone vivono l’uno nei confronti dell’altro originano proprio dalla mancata visione della situazione globale o dalla mancata presa di responsabilità circa la propria con-partecipazione. Il gioco è sempre a due, anche se spesso si tende a scaricare sull’altro le proprie responsabilità. In una relazione di coppia potrebbe capitare di sperimentare una situazione di “incastro” che si ripete nel tempo come appunto una sorta di danza, come se ogni volta che uno dei due sente il rapporto funzionare bene e avverte la vicinanza emotiva come pericolosa e ne ha paura, entra in allarme mettendo in crisi il rapporto, forse per paura di essere abbandonato, da una parte, o per paura di una relazione definitiva, dall’altra. Questa paura rivela il bisogno di non entrare in una situazione “claustrofobica” ovvero in una situazione vissuta come limitante. A volte si rischia di sentirsi così invaso che subentra il bisogno di stare da soli e scappare: accade che uno si spaventa e l’altro a sua volta potrebbe spaventarsi della paura e dell’allontanamento dell’altro, in quanto avverte il rapporto in qualche modo ‘rischioso’. È difficile stabilire quale dei due metta in crisi per primo il rapporto. Comunque sia, questa chiusura, spesso, non è mai la fine della storia poiché entra in gioco il desiderio e l’affetto per l’altro, da parte di entrambi, ci sarà ancora un ‘nuovo’ incontro per poi ricominciare con le solite insicurezze e paure. Prendiamo ad esempio il rapporto difficile con personalità narcisistiche che permette al proprio partner di agire la propria ambivalenza: “da una parte vorrei ma dall’altra non vorrei… mi piace molto, mi fa stare bene in quel momento ma non mi basta… non credo che questo tipo di relazione durerà per sempre”. Le disattenzioni delle personalità narcisistiche, le sue necessità, il suo egoismo e il suo coinvolgimento costituiscono, a mio avviso, trappole pericolose. Il quotidiano con questo tipo di personalità è faticoso, le separazioni alimentano il rancore e la rabbia che però non durano poiché presto ci si ricorda della sua parte bisognosa, del suo fascino, dell’intensità del coinvolgimento che riesce sempre a creare. La rabbia passa e spesso si finisce così col perdonarlo e comprenderlo, anziché metterlo a confronto con i suoi atteggiamenti e comportamenti; ciò potrebbe significare, infatti, sottovalutare il potere dell’altro, la rabbia che suscita, tacersi il dolore che si è subito, sottovalutare, infine, la sofferenza della perdita. A volte, dietro il tentativo di salvare l’altro si nasconde, in realtà, il bisogno di salvare noi stessi; infatti, le coccole che si offrono all’altro sono modi indiretti per accudire noi stessi, come se dicessimo “faccio con lui ciò che desidererei gli altri facessero con me!”. Le ragioni per cui non si riesce a lasciare o a dimenticare l’altro potrebbero essere tante, ma la più forte, probabilmente, è il fatto che nella coppia si prospetta un ideale desiderato cui non si accede mai. (Telfener, U., 2006)

2020-04-08T23:02:54+00:00

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