Emozioni e condivisione

Emozioni e condivisione…

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 … dai voce alle tue emozioni!

Gli scambi relazionali rappresentano un’occasione di sviluppo della consapevolezza di sé

(Bowlby, J., 1988)

Le emozioni, fin dalla nascita e per l’intero arco della vita, svolgono un ruolo di notevole importanza per l’uomo e per il suo mondo relazionale. Come affermano studiosi di strategie educative le emozioni sono “un aspetto assolutamente fondamentale per vivere una vita densa di significato” (Siegel, 2012, p. 29).

La comunicazione tra bambini, tra adulti e tra adulto e bambino non avviene solo a livello verbale, ma anche attraverso codici non verbali capaci di trasmettere stati d’animo ed emozioni. Ciascuno stato d’animo costituisce un ponte tra il bambino e l’ambiente che lo circonda. A rafforzare questa posizione intervengono anche recenti ricerche che pongono in risalto la stretta interazione tra gli stati corporei, emotivi, cognitivi e l’ambiente, che dà origine a comportamenti adattivi o disadattavi.

Per lungo tempo ha prevalso in psicologia dello sviluppo e dell’apprendimento un’idea di bambino con il suo sviluppo cognitivo che svolgeva un ruolo dominante su quello emotivo e sociale. Dunque, sarebbe utile approfondire sia come il bambino entra in relazione con l’altro sia le emozioni che prova nello scambio con il sociale. Affrontare lo sviluppo sociale ed emotivo implica esplorare come il bambino riconosce, esprime e regola le sue e altrui emozioni per orientare il suo comportamento interpersonale. La capacità del bambino di riconoscere, esprimere e regolare le emozioni costituisce la competenza emotiva mentre l’abilità di instaurare relazioni positive con gli altri rappresenta la competenza sociale. Le due competenze sono in stretta relazione, tanto da poter parlare di competenza socio-emotiva. Si è osservato che bambini in grado di esprimere e regolare adeguatamente i propri stati emotivi riescono nel corso del tempo ad avere successo nelle relazioni sociali e sono benvoluti e accolti dai pari. La capacità di identificare e gestire le emozioni non è, come generalmente si crede, un’attitudine innata, ma è appresa. Se per qualche motivo questo apprendimento non avviene o avviene in modo distorto, si corre il rischio di percepirsi precari, non adeguati alle relazioni e ai ruoli sociali, fino a sviluppare disagi e comportamenti disadattati e devianti. Se il bambino impara a riconoscere la paura, a darle un nome e a condividerla, riesce a non considerarla soltanto come qualcosa da evitare, ma come accrescitiva e costruttiva. La scuola e la famiglia costituiscono i primi ambienti di interazione del bambino, molteplici sono i vissuti emotivi che possono circolare in essi e diverse le sensazioni e i sentimenti che i bambini possono nutrire e riconoscere nei loro pari, nei genitori e nell’insegnante; questo dato non può allora non richiamare una riflessione sul ruolo delle emozioni nell’apprendimento e nell’assunzione di un atteggiamento e di una condotta funzionale o disfunzionale da parte del bambino. L’affettività è una sfera dalla quale non si può prescindere. La complessità delle dinamiche relazionali e sociali, gli stati emotivi interiori condizionano notevolmente il percorso cognitivo degli alunni, nonché la fiducia in se stessi, che spesso risulta scarsa e insufficiente per affrontare con gioia e vigore i cambiamenti e le esperienze scolastiche.

Sarebbe necessario sensibilizzare le scuole e le famiglie alla promozione del benessere psico-socio-emozionale dell’individuo con l’obiettivo primario di sviluppare le proprie risorse fondamentali affinché ogni bambino possa crescere in modo sano ed equilibrato e possa esprimere il meglio di sé, attraverso per esempio l’insegnamento delle abilità definite nel costrutto di intelligenza emotiva o competenza emotiva1 che Saarni (1999) descrive come “quell’insieme di abilità pratiche necessarie per l’autoefficacia dell’individuo nelle transazioni sociali che suscitano emozioni”. Secondo Susan Denham (1998), le principali abilità della competenza emotiva possono essere raggruppate in tre dimensioni: 

1) Il ‘riconoscimento delle emozioni’ che ci permette di discernere i propri stati emotivi e quelli altrui e di utilizzare il vocabolario emotivo (“cosa sento” “che effetto mi fa”).

2) L’‘espressione delle emozioni’ che utilizza i gesti per esprimere messaggi emotivi non verbali, dimostrare coinvolgimento empatico, manifestare emozioni sociali, essere consapevoli che è possibile controllare l’espressione manifesta di emozioni socialmente disapprovate.

3) La ‘regolazione delle emozioni’ che ci permette di riflettere sugli eventi, sui propri e altrui pensieri e vissuti emotivi, dunque di fronteggiare le emozioni che “non ci piacciono” e quelle che “ci piacciono” e/o le situazioni che le suscitano.

Sarebbe importante insegnare al bambino sin da piccolo a destreggiarsi nel proprio e altrui mondo emotivo e per far ciò sarebbe opportuno avviarlo alla condivisione emotiva tra lui e le persone con cui entra in relazione e la fiaba potrebbe rappresentare un valido ausilio per favorirla. La narrazione di fiabe e la realizzazione di attività ludiche sulle emozioni potrebbero costituire uno strumento didattico ed educativo che, inserendosi nell’ambiente scolastico e familiare, contribuirebbero a creare una condivisione emotiva tra bambino che ascolta e adulto che narra, dunque un possibile canale di comunicazione verbale e non verbale che stimola la creazione di equilibrate relazioni.

Intelligenza emotiva Teoria della mente emotiva Competenza emotiva
Abilità di percepire emozioni, nutrirle, generarle e regolarle al fine di promuovere una sana crescita emotiva e intellettiva Conoscenza consapevole che un bambino possiede delle emozioni come stati interni. Insieme di capacità e abilità che permettono di riconoscere, comprendere, esprimere e regolare le proprie e altrui emozioni al fine di avere un adeguato adattamento all’ambiente.

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Riferimenti bibliografici:

(Aringolo, K., & Albrizio, M., 2016). Le fiabe per… giocare con le emozioni. FrancoAngeli, Milano.

2020-04-08T20:46:42+00:00

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